Gariwo - la foresta dei Giusti
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mercoledì 23 aprile 2014
lunedì 24 febbraio 2014
lunedì 20 maggio 2013
MASSIMO D' ANTONA
Uno studioso al servizio dello Stato
di Marco Biagi
Ognuno di noi ha un personale ricordo di Massimo D’Antona. Il mio riguarda un comune impegno in una serie di attivita` collegate alla nostra collaborazione presso alcuni Ministeri. All’inizio dell’anno avevamo preparato, in pratica a quattro mani, una bozza di revisione della legge 146 sullo sciopero nei servizi essenziali. Erano state settimane intense, di contatti con le parti sociali e con il Ministro per la Funzione Pubblica. Piu` recentemente avevamo iniziato a lavorare assieme per il Ministro dei Trasporti a un progetto in tema di azionariato dei dipendenti. Al Ministero del Lavoro ci eravamo trovati spesso a collaborare al Piano Nazionale dell’occupazione del 1999. Mi riferisco ai contatti piu` recenti con Massimo, anche se ci frequentavamo da moltissimi anni.
In questo periodo piu` recente ho conosciuto da vicino Massimo D’Antona nella sua veste di studioso al servizio dello Stato. Sulle sue qualita` scientifiche non mi soffermo perche ́ altri potranno parlarne assai meglio di me. Preferisco ricordare la sua straordinaria capacita` di porre doti non comuni di ricercatore al servizio dello Stato. Da molti anni Massimo coltivava questo genere di collaborazione. Avendo avuto un’esperienza simile, anche se assai piu` recente e di inferiore livello di responsabilita`, ho apprezzato il suo grande stile nel collaborare con Ministri e comunque responsabili politici del processo decisionale. Non rinunciava mai a segnalare gli aspetti anche piu` sgradevoli, sapendo pero` suggerire sempre soluzioni concrete. Insomma, Massimo non e` mai stato un consigliere del principe, ma un vero servitore dello Stato. Questo spiega la circostanza davvero eccezionale, per cui in tanti Ministri si siano rivolti a lui in diversi Governi.
Ho davvero ammirato Massimo per l’equilibrio e lo stile nel condurre trattative non facili con le parti sociali. L’ho visto da vicino quando nello spazio di poche ore riusciva a predisporre soluzioni anche tecnicamente complesse a problemi insorti improvvisamente. Sono rimasto colpito della grande versatilita` che gli consentiva di offrire un parere, di progettare una soluzione su temi anche lontani tra loro: dal mondo del pubblico impiego, alle complesse relazioni sindacali del settore dei trasporti, fino al piu` recente approdo ad un ruolo di regista dell’applicazione delle ultime intese concertative. Massimo affrontava tutto con un senso dello Stato davvero innato: non la semplice mediazione, ma la ricerca dell’interesse pubblico. Forse anche per questo l’hanno ucciso. Certo anche per questo rimarra` un modello per tutti coloro che ancora hanno a cuore lo sviluppo di uno Stato moderno ed efficiente. Massimo si e` battuto per questi ideali. Spetta a noi continuare in questo sforzo nel suo ricordo e nel suo nome.
lunedì 6 febbraio 2012
"I soldi non possono comprare la vita"
lunedì 9 novembre 2009
SPERANZE
9 novembre 1989, cade il muro di Berlino. 9 novembre 1938, inizia il massacro degli ebrei nella cosiddetta "notte dei cristalli". Cinquantun anni fra queste due date, una coincidenza della storia che colpisce, lo spazio e la data che si
sovrappongono. L'una, l'inizio della fine, l'altra forse la fine della fine, certamente un nuovo inizio, pieno di gioia e di speranza. Ma non dimentichiamo quell'altro 9 novembre, la fine delle speranze.
Anna Foa, storica
sovrappongono. L'una, l'inizio della fine, l'altra forse la fine della fine, certamente un nuovo inizio, pieno di gioia e di speranza. Ma non dimentichiamo quell'altro 9 novembre, la fine delle speranze.
Anna Foa, storica
mercoledì 27 maggio 2009
Joseph Roth
Il 27 maggio prossimo ricorre l’anniversario della morte di Joseph Roth. Vorrei ricordarlo con ironia. Una sera in cui Joseph Roth fu trovato del tutto ubriaco sul bordo di un marciapiede di Parigi, un conoscente, riconosciutolo, lo rimproverò benevolmente mentre lo aiutava a rimettersi in piedi: “Roth, ma perché lei beve a questo modo? Così si rovina!”. Al che lo scrittore,con inaspettata lucidità, rispose “Mehring, perché lei non beve? Crede di farla franca? Anche lei andrà in rovina!”. In una società non solo di presuntuosi, ma anche di permalosi sempre col ciglio alzato e lo sguardo di traverso, e, soprattutto di individui che pensano di essere al di fuori e al di sopra della storia c’è più intelligenza e acutezza nella capacità di dire cose vere facendo finta di non prendersi sul serio, che non in chi pensa di essere “l’uomo (e/o la donna) della provvidenza”.
David Bidussa, storico sociale delle idee
David Bidussa, storico sociale delle idee
mercoledì 29 aprile 2009
Esistenze
Sessantuno anni dopo l’Unità d’Italia, nel 1922, avveniva la Marcia su Roma. Ancora oggi si sta discutendo in Italia su come rappresentare la liberazione dalle conseguenze di quell’infausto momento. Oggi, nella data ebraica del 5 di Iyàr, festeggiando il 61° anniversario dell’Indipendenza dello Stato d’Israele ci chiedevamo se sarebbe possibile anche qui una “Marcia su Gerusalemme”. La storia insegna come le vicissitudini delle nazioni, le guerre, le grandi crisi economiche, possano scardinare i principi della convivenza civile generando sconsiderate e tragiche avventure. La società israeliana non è meno complessa e frastagliata rispetto a quella italiana, nelle diverse ideologie politiche e nei contrasti socioeconomici. E in più ha dovuto sopportare l’incessante ostilità del contesto geopolitico che in 61 anni ha causato 22.570 vittime militari e civili. Lo Stato israeliano ha finora saputo esprimere meccanismi di autocritica e di autocontrollo che ne hanno garantito il carattere civile democratico e rappresentativo. La chiave della futura esistenza di Israele sta nella sua capacità di difendere i propri interessi di sopravvivenza e di politica reale, che a volte impongono anche l’uso della forza, senza però mai dimenticare l’eterno imperativo ebraico di perseguire la verità, la giustizia, la vita, l’amore per il prossimo, la pace. È questo il vero senso dell’esigenza irrinunciabile che Israele sia lo Stato ebraico.
Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme
Sergio Della Pergola, demografo, Università Ebraica di Gerusalemme
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