Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post

martedì 24 settembre 2013

giovedì 3 febbraio 2011

L'onda lunga della rivoluzione popolare


Milioni di egiziani coraggiosi si trovano di fronte a una scelta che segnerà il loro destino. In migliaia sono stati arrestati, feriti o uccisi nei giorni scorsi. Ma se continueranno le loro proteste pacifiche, potrebbero porre fine a decenni di tirannia.

I manifestanti hanno chiesto la solidarietà internazionale, ma la dittatura è consapevole della potenza dell'unione in momenti come questi, e infatti hanno cercato disperatamente di tagliare le comunicazioni degli egiziani con il resto del mondo e fra di loro spegnendo internet e i cellulari.

Le comunicazioni via satellite e via radio possono però ancora sfondare il blackout imposto dal regime: inondiamo quelle frequenze con un grido enorme di solidarietà per dimostrare agli egiziani che noi siamo dalla loro parte, e che chiederemo ai nostri governi di fare altrettanto. E' un momento decisivo, e ogni ora è cruciale: firma il messaggio di solidarietà.

Il potere dei cittadini si sta diffondendo in tutto il Medio Oriente. Nel giro di pochi giorni i manifestanti pacifici in Tunisia hanno abbattuto una dittatura che durava da 30 anni. Ora le proteste si sono propagate in Egitto, Yemen, Giordania e oltre. Questo potrebbe essere l'abbattimento del muro di Berlino del mondo arabo. Se la tirannia cadrà in Egitto, un'ondata di democrazia potrebbe inondare l'intera regione.


Il dittatore egiziano Hosni Mubarak ha provato ad annientare le manifestazioni. Ma con un coraggio e una determinazione incredibili, i manifestanti non si sono fermati.

Ci sono momenti in cui la storia è scritta non dai potenti, ma dalla gente. E questo è uno di quelli. Le azioni di egiziani comuni nelle ore a venire avranno conseguenze enormi in tutto il paese, nella regione e nel mondo. Salutiamoli con la promessa di stare dalla loro parte in questa battaglia.

La famiglia di Mubarak ha lasciato il paese, ma la scorsa notte ha ordinato ai militari di occupare le strade. Ha minacciosamente promesso tolleranza zero per quello che lui chiama "caos". In ogni caso, la storia sarà scritta nei prossimi giorni. Approfittiamo di questo momento per dimostrare a tutti i dittatori del mondo che non potranno durare a lungo contro il coraggio dei popoli uniti.

Con speranza e ammirazione per gli egiziani,


Ricken, Rewan, Ben, Graziela, Alice, Kien e il resto del team di Avaaz

lunedì 20 luglio 2009

VIOLENZA


Sono 230 le condanne a morte emesse in Egitto nei primi sei mesi di quest’anno, per lo più legate a crimini violenti. La notizia è comparsa sul quotidiano indipendente Al- Dustour, secondo cui sono 50 le condanne capitali emesse nella sola ultima settimana.
Per Azza Quraim, docente di scienze sociali presso il Centro Nazionale Ricerche Sociali e Criminali, con sede al Cairo, “il numero delle condanne a morte comminate dalla magistratura nelle ultime settimane è senza precedenti”.
“Questo numero è talmente elevato – ha detto Alaa Eddin Al-Kifafi, docente di psicologia all’Università del Cairo - da lasciare poco tempo al Grand Mufti per dedicarsi alle altre sue responsabilità”.
Osservatori locali attribuiscono almeno in parte l’aumento delle condanne ad un incremento nella società egiziana di crimini violenti.
“La violenza estrema, finora sostanzialmente sconosciuta alla nostra società, sembra essere diventata un comportamento diffuso ed è legata almeno in parte alla difficile situazione economica del Paese”, ha detto Quraim.
“Per il cittadino medio le opportunità di lavoro non sono mai state così scarse, provocandogli un senso di disperazione”, ha osservato la Al-Kifafi. “Dal punto di vista psicologico, il link tra senso di disperazione e comportamento violento è ben noto e documentato”.
“L’ondata recente di condanne a morte sembra essere un tentativo da parte dello Stato di prevenire azioni criminose”, ha aggiunto Al-Kifafi, secondo cui l’inefficienza del sistema giudiziario spinge i cittadini a farsi giustizia da soli.
Per Quraim, il frettoloso ricorso da parte delle autorità alla pena capitale rappresenta un approccio distorto al problema, oltre che socialmente distruttivo, e costituisce “una specie di omicidio di massa”.
“Emettendo condanne capitali, le autorità hanno cominciato ad esercitare violenza contro la società”.

(Fonte: Nessuno tocchi Caino)