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domenica 12 luglio 2009

COME UN UOMO SULLA TERRA

Come un uomo sulla terra”, un film realizzato da Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene, è un buon viatico per chiudere il libro dei sogni ed aprire quello della realtà, dopo le molte parole dette sull’Africa al G8 de l’Aquila.“Come un uomo sulla terra” è un film sul “viaggio all’inferno” che uomini e donne provano prima di arrivare a Lampedusa. Un viaggio che quelle genti conoscono sul loro corpo lungo l’attraversamento della Libia, da Bengasi a Al- Kufra, un tragitto che percorrono molte volte avanti e indietro.Un viaggio in cui i loro corpi sono oggetto di mercato tra poliziotti e trafficanti; in cui uomini e donne subiscono violenze e stupri, ripetutamente, sia da parte dei poliziotti, dentro le strutture di detenzione dello Stato libico, che da parte dei trafficanti sui camion e nei container durante gli spostamenti. Un viaggio a cui sopravvivono solo il 10 per cento di quegli uomini e donne (sono quelli che noi vediamo arrivare a Lampedusa), perché il restante 90 “si perde” lungo la strada. L’Africa non è un cosmo indistinto, ma è fatto di molte realtà, complicate. Un luogo dove tutti gli attori sono presenti: accanto alle vittime e ai carnefici tutta la vasta gamma della “zona grigia”. Un continente in cui il primo paese a cui chiedere conto è proprio la Libia, il cui presidente, Muammar Gheddafi, è anche presidente dell’Unione Africana e che in questa veste viene ricevuto – così anche a L’Aquila - come un esattore di torti subiti, mentre è un produttore di nuovi abusi."Come un uomo sulla terra", è andato in onda giovedì scorso – 9 luglio – su Raitre alle ore 00.15. Un’ora di ascolto “per pochi intimi”, tanto da rischiare di apparire una "predica ai convertiti". Tuttavia, nel clima di piaggeria e di inconsistenza che caratterizza gran parte dell’informazione televisiva, quella proiezione testimoniava di un atto di coraggio. Rispetto alle melensaggini delle cose dette sull’Africa nei giorni scorsi forse voleva comunicare un gesto di rottura. Chi se n’è accorto, a parte i soliti sonnambuli del giovedì sera? Soprattutto ci sarà qualcuno che sia disposto a trasmetterlo di nuovo in prima serata?

David Bidussa, storico sociale delle idee

venerdì 21 novembre 2008

Qualcuno con cui correre


"Qualcuno con cui correre" è il titolo di un film israeliano, tratto dall'omonimo libro di David Grosman, che è stato presentato ieri sera a Roma con doppiaggio in lingua italiana al festival del cinema israeliano organizzato dal Pitigliani e che da domani sarà proiettato nel circuito comune. Per chi immagina Israele, e la sua capitale Gerusalemme, come la terra del latte e del miele, dove si realizzano i sogni e gli ideali virtuosi, il film è uno schock con la sua presentazione di adolescenti disperati e tossici, di sfruttatori, di bande fasciste, di violenze di ogni tipo. La realtà di Israele non è quella dell'ideale, e in questo si può dire che si sia realizzato il sogno sionista di rendere gli ebrei un popolo "normale", con la sua brava percentuale di delinquenti e problemi sociali. Il film-parabola finisce però con un happy end, come le antiche favole. Se fossimo del tutto un popolo "normale", oggi la realtà e la letteratura non lascerebbero spazio all'ottimismo. Probabilmente c'è ancora un piccolo spazio per la nostra "anormalità", che si esprime, malgrado tutto, con qualcosa di diverso; in questo caso èsemplicemente la speranza.


RiccardoDi Segni, rabbino capo di Roma

lunedì 13 ottobre 2008

Vicky Cristina Barcelona


Due turiste americane, Vicky e Cristina (Scarlett Johansson), che danno il nome al film, in viaggio nella città catalana, fanno perdere la testa ad un irresistibile pittore spagnolo. Se già non bastasse questo triangolo amoroso a rendere bollente la situazione, ci si mette pure l'ex-fidanzata dell'artista, che alla vista del "suo" uomo insieme a due straniere si fa travolgere dalla gelosia...