Gli organi di tre dei cinque prigionieri giustiziati ieri a Taiwan sono stati già espiantati dagli staff medici di due ospedali, riporta la stampa locale.
I cinque prigionieri sono stati messi a morte a Taipei, Taichung e Kaohsiung verso le 18,30 di ieri, dopo che nella stessa giornata il ministro della Giustizia Tseng Yung-fu aveva firmato gli ordini di esecuzione.
In tre - Guang Chung-yen, Wang Kuo-hua e Chuang Tien-chu - prima di essere giustiziati hanno firmato l’autorizzazione per l’espianto dei loro organi.
I corpi di Wang e Chuang, che sono stati messi a morte nella Seconda Prigione di Kaohsiung, sono stati trasferiti al “Kaohsiung Chang Gung Memorial Hospital” (KCGMH) per l’espianto degli organi a beneficio di pazienti compatibili, ha scritto lo United Evening News, in lingua cinese.
Ci sono voluti meno di 15 minuti affinché l’ambulanza portasse i corpi di Wang e Chuang all’ospedale, dove erano attesi da uno staff di più di 40 operatori sanitari pronti ad eseguire gli interventi.
Alle 6,45 della mattina, il team medico guidato da Chen Chao-long, capo del KCGMH e noto esperto di trapianto di fegato, ha dato il via alla prima operazione e solo cinque ore dopo, lo stesso team ha condotto con successo un altro espianto.
Wen-chih, componente dello staff, ha dichiarato che dai due prigionieri sono stati prelevati due cuori, due fegati, due pancreas, quattro reni e quattro cornee, oltre a numerose ossa e vasi sanguigni.
Cuori e fegati sono stati immediatamente inviati via elicottero a due ospedali di Taipei City per essere trapiantati, mentre ossa e vasi sanguigni sono entrati a far parte della locale banca di organi, ha aggiunto Wang.
Nel frattempo Guang, giustiziato a Taipei, è stato inviato al “Far Eastern Memorial Hospital” di New Taipei City, dove un team di chirurghi ha rimosso cuore, reni, fegato e pancreas, verso le 9,30 della sera.
Questi organi – fa sapere l’ospedale – erano attesi da almeno sei pazienti in condizioni critiche.
Un responsabile ospedaliero del settore trapianti ha dichiarato che il regolamento non consente di rivelare ai pazienti l’origine degli organi, aggiungendo che a Taiwan ci sono ancora 7.108 pazienti in attesa di un trapianto.
(Fonte: Nessuno Tocchi Caino)
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martedì 8 marzo 2011
TAIWAN: ORGANI PRELEVATI DA PRIGIONIERI GIUSTIZIATI
sabato 22 gennaio 2011
Stop alla produzione di Pentothal in Italia
Il Pentothal, utilizzato per uccidere, con l'iniezione letale, i condannati a morte negli Stati Uniti, non verrà prodotto in Italia.
La casa farmaceutica Hospira, che ne aveva pianificato la produzione nello stabilimento di Liscate, in provincia di Milano, ha reso noto di aver deciso di rinunciare dopo una serie di contatti con il governo italiano.
Nell'annuncio, dato con un comunicato della casa madre americana con sede a Lake Forest, in Illinois, si precisa che Hospira “cessa la produzione di Pentothal a livello globale, uscendo così dal mercato del tiopentale sodico”. E si sottolinea che la casa farmaceutica”'non ha mai avallato” l'uso del prodotto “nelle procedure impiegate per la pena di morte negli Stati Uniti”.
“Il Parlamento - si legge nella nota - ha richiesto che Hospira si faccia carico del controllo del prodotto lungo tutta la filiera fino all'utente finale in modo da evitare l'impiego nella pena capitale”. L'Azienda, “tenute in considerazione le conversazioni con il Governo, con i grossisti, che rappresentano il canale principale di distribuzione ai clienti, e infine a seguito di valutazioni interne”' ha quindi “maturato la convinzione che non è realizzabile nei fatti evitare che il farmaco possa pervenire agli Istituti di pena ed essere utilizzato per la pena capitale”.
Sulla base di queste considerazioni, Hospira precisa che “non intende incorrere nell'eventualità di risultare inadempiente verso le Autorità Italiane qualora il prodotto venisse infine utilizzato nelle procedure per la pena di morte” e “vuole assolutamente evitare di esporre i propri dipendenti e l'Azienda nel suo complesso a questo tipo di rischio”.
“A seguito delle criticità relative al prodotto”, spiega l'azienda, “tenendo in considerazione anche le richieste del Parlamento e le complessità operative per riportare il farmaco sul mercato, Hospira ha deliberato di cessare la produzione”. La casa farmaceutica ''si rammarica che fattori esulanti dal proprio controllo abbiano condotto infine a questa decisione, che impatta direttamente sulle numerose strutture sanitarie che utilizzavano il farmaco perchè ne riconoscono l'efficacia da un punto di vista medico e che non potranno più ricevere il prodotto da Hospira”.
la decisione della casa farmaceutica Hospira di non produrre più il Pentotal, potenzialmente utilizzabile per praticare l’iniezione letale, raccoglie il plauso di Nessuno tocchi Caino, l’Associazione Radicale che si era mobilitata per impedire che il farmaco prodotto in Italia giungesse nei penitenziari americani.
“Ottima decisione, che va oltre le nostre aspettative,” ha dichiarato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino. “Anche perché – afferma D’Elia - sarebbe stato per noi sufficiente che l’azienda si impegnasse a specificare nei contratti di compravendita che il prodotto è consentito solo per scopi medici e a vigilare che il Pentotal made in Italy non finisse per vie traverse nei penitenziari”.
In tal senso si era mossa la Camera dei Deputati, approvando a dicembre una mozione presentata dalla Deputata Radicale Elisabetta Zamparutti, e anche il Governo italiano che, in particolare con il Ministro Franco Frattini, aveva sposato la causa di Nessuno tocchi Caino, della Comunità di Sant’Egidio e dell’associazione umanitaria britannica Reprieve.
“Riconosciamo alla Hospira – prosegue D’Elia - di aver scelto una soluzione più radicale, sicura e in linea con l’impegno italiano a porre fine nel mondo all’assurda e arcaica pratica della pena di morte.” “Questa decisione – conclude il Segretario di Nessuno tocchi Caino - può significare ora una non breve moratoria di fatto delle esecuzioni in molti Stati della federazione americana, dove da mesi il boia risulta disoccupato proprio a causa della penuria del farmaco previsto per l’iniezione letale”.
Per saperne di piu': Nessuno Tocchi Caino
La casa farmaceutica Hospira, che ne aveva pianificato la produzione nello stabilimento di Liscate, in provincia di Milano, ha reso noto di aver deciso di rinunciare dopo una serie di contatti con il governo italiano.
Nell'annuncio, dato con un comunicato della casa madre americana con sede a Lake Forest, in Illinois, si precisa che Hospira “cessa la produzione di Pentothal a livello globale, uscendo così dal mercato del tiopentale sodico”. E si sottolinea che la casa farmaceutica”'non ha mai avallato” l'uso del prodotto “nelle procedure impiegate per la pena di morte negli Stati Uniti”.
“Il Parlamento - si legge nella nota - ha richiesto che Hospira si faccia carico del controllo del prodotto lungo tutta la filiera fino all'utente finale in modo da evitare l'impiego nella pena capitale”. L'Azienda, “tenute in considerazione le conversazioni con il Governo, con i grossisti, che rappresentano il canale principale di distribuzione ai clienti, e infine a seguito di valutazioni interne”' ha quindi “maturato la convinzione che non è realizzabile nei fatti evitare che il farmaco possa pervenire agli Istituti di pena ed essere utilizzato per la pena capitale”.
Sulla base di queste considerazioni, Hospira precisa che “non intende incorrere nell'eventualità di risultare inadempiente verso le Autorità Italiane qualora il prodotto venisse infine utilizzato nelle procedure per la pena di morte” e “vuole assolutamente evitare di esporre i propri dipendenti e l'Azienda nel suo complesso a questo tipo di rischio”.
“A seguito delle criticità relative al prodotto”, spiega l'azienda, “tenendo in considerazione anche le richieste del Parlamento e le complessità operative per riportare il farmaco sul mercato, Hospira ha deliberato di cessare la produzione”. La casa farmaceutica ''si rammarica che fattori esulanti dal proprio controllo abbiano condotto infine a questa decisione, che impatta direttamente sulle numerose strutture sanitarie che utilizzavano il farmaco perchè ne riconoscono l'efficacia da un punto di vista medico e che non potranno più ricevere il prodotto da Hospira”.
la decisione della casa farmaceutica Hospira di non produrre più il Pentotal, potenzialmente utilizzabile per praticare l’iniezione letale, raccoglie il plauso di Nessuno tocchi Caino, l’Associazione Radicale che si era mobilitata per impedire che il farmaco prodotto in Italia giungesse nei penitenziari americani.
“Ottima decisione, che va oltre le nostre aspettative,” ha dichiarato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino. “Anche perché – afferma D’Elia - sarebbe stato per noi sufficiente che l’azienda si impegnasse a specificare nei contratti di compravendita che il prodotto è consentito solo per scopi medici e a vigilare che il Pentotal made in Italy non finisse per vie traverse nei penitenziari”.
In tal senso si era mossa la Camera dei Deputati, approvando a dicembre una mozione presentata dalla Deputata Radicale Elisabetta Zamparutti, e anche il Governo italiano che, in particolare con il Ministro Franco Frattini, aveva sposato la causa di Nessuno tocchi Caino, della Comunità di Sant’Egidio e dell’associazione umanitaria britannica Reprieve.
“Riconosciamo alla Hospira – prosegue D’Elia - di aver scelto una soluzione più radicale, sicura e in linea con l’impegno italiano a porre fine nel mondo all’assurda e arcaica pratica della pena di morte.” “Questa decisione – conclude il Segretario di Nessuno tocchi Caino - può significare ora una non breve moratoria di fatto delle esecuzioni in molti Stati della federazione americana, dove da mesi il boia risulta disoccupato proprio a causa della penuria del farmaco previsto per l’iniezione letale”.
Per saperne di piu': Nessuno Tocchi Caino
giovedì 23 settembre 2010
ANP: PENA DI MORTE PER CHI VENDE TERRA AGLI ISRAELIANI
Un tribunale della Cisgiordania ha ribadito che i palestinesi che vendono terreni agli israeliani sono passibili di condanna a morte.
Secondo l’Autorità Nazionale Palestinese, la misura è necessaria per prevenire l’espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania e nel settore orientale di Gerusalemme.
La decisione del tribunale giunge in risposta ad una sentenza emessa da un tribunale di grado inferiore, che aveva definito questo tipo di vendita un “reato minore”.
Contro la sentenza del tribunale inferiore, il Procuratore Generale dell’ANP Ahmed al-Mughni ha presentato appello, sostenendo che la vendita di terreni ad Israeliani costituisca invece un “reato grave”, punibile con la morte. Il tribunale ha accolto l’appello.
venerdì 16 aprile 2010
Gaza: Hamas giustizia due ‘collaborazionisti’

due palestinesi sono stati fucilati a Gaza dopo essere stati riconosciuti colpevoli di collaborazione con Israele da parte di un tribunale militare di Hamas.
Si tratta delle prime esecuzioni ufficiali da quando Hamas, tre anni fa, ha assunto il controllo della Striscia di Gaza, strappandolo al gruppo rivale Fatah del presidente Mahmoud Abbas, al potere in Cisgiordania.
Una fonte interna all’esecutivo di Hamas ha confermato le esecuzioni dopo che i corpi dei due uomini sono stati portati in un ospedale di Gaza.
Il gruppo per i diritti umani palestinese al-Mizan li ha identificati come Mohammed Ismail e Nasser Abu Freh.
Secondo Amnesty International i processi svolti nei tribunali militari di Hamas non soddisfano gli standard giuridici internazionali.
In base alle leggi dell’Autorità Nazionale Palestinese, le esecuzioni capitali possono essere effettuate solo con l’autorizzazione del Presidente, tuttavia Hamas non riconosce la presidenza di Mahmoud Abbas e queste ultime esecuzioni rappresentano un’ulteriore sfida dell’organizzazione integralista islamica alla sua autorità.
Abbas non ha finora autorizzato nessuna esecuzione in Cisgiordania.
L’ultima esecuzione praticata a Gaza risaliva al 2005.
(Fonte: Nessuno tocchi Caino)
mercoledì 7 aprile 2010
YEMEN: CONDANNATO A MORTE PER 'CONTATTI' CON ISRAELE

Al termine di un processo iniziato lo scorso 10 gennaio, una corte d'appello dello Yemen ha confermato la condanna a morte inflitta ad un uomo per "contatti con un Paese nemico", per aver comunicato via internet con l'ex premier di Israele Ehud Olmert.
Secondo l'accusa, Bassam al-Haidari, detto Abu Ghait, condannato a morte in primo grado nel marzo 2009, "ha preso l'iniziativa di inviare una email al primo ministro dell'entità sionista in cui ha scritto: 'Noi siamo l'Organizzazione della Jihad islamica, voi siete ebrei. Ma voi siete onesti e noi siamo disposti a tutto'". Nella risposta ricevuta da Olmert, dice l'atto di accusa, era scritto: "Siamo pronti a sostenervi".
I contatti risalirebbero al periodo compreso tra maggio e settembre 2008.
Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh parlò del caso nell’ottobre 2008, affermando che era stata smantellata una "cellula terroristica" legata, secondo lui, ai servizi segreti israeliani. Israele ha sempre definito le accuse "assolutamente ridicole".
La corte d'appello ha inoltre confermato la pena di tre anni di carcere al primo dei due "complici" di Abu Ghait, Abdalla al-Mahfal, e ridotto da cinque a tre anni quella del secondo, Imad al-Rimi.
(Fonte: Nessuno tocchi Caino)
giovedì 2 luglio 2009
VERSO L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE

E’ stata approvata a larghissima maggioranza dall'Assemblea Parlamentare Annuale dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa), in corso a Vilnius in Lituania, la Risoluzione per la Moratoria delle esecuzioni capitali e per l'abolizione della pena di morte, presentata dal Deputato Radicale Matteo Mecacci e sostenuta dalla Delegazione Parlamentare italiana.
La Risoluzione e' stata cosponsorizzata da oltre 30 Parlamentari di 14 paesi (inclusi gli Stati Uniti), ed è stata approvata a larghissima maggioranza con i soli voti contrari di due parlamentari americani e l’astensione della delegazione bielorussa e della Relatrice russa.
Tra i Parlamentari italiani che hanno appoggiato la risoluzione figurano il Presidente della delegazione italiana Riccardo Migliori, i Deputati Emerenzio Barbieri, Claudio D’Amico, Pierluigi Mantini e Guglielmo Picchi, e i Senatori Laura Allegrini e Andrea Marcucci.
A questo proposito il Primo firmatario della Risoluzione, il Deputato Radicale Matteo Mecacci, ha dichiarato:
“Ritengo che questa sia una giornata importante nel lungo cammino verso l’eliminazione della pena di morte portato avanti dal Partito Radicale e da Nessuno tocchi Caino da oltre 15 anni, con il sostegno del Parlamento Italiano. Dopo l’Approvazione da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU nel 2007, oggi l’Italia segna un nuovo successo internazionale che spinge gli ultimi due paesi che applicano la pena di morte all’interno dell‘area OSCE (Stati Uniti e Bielorussia) verso la moratoria delle esecuzioni capitali.
Voglio sottolineare, in particolare, che tre Parlamentari della delegazione americana si sono espressi a favore della risoluzione: il Repubblicano Chris Smith, il Senatore Democratico Ben Cardin e la Democratica Gwen Moore. Si tratta di un importante segnale da parte dei legislatori americani che va incoraggiato e sostenuto e che sicuramente riflette l’emergere di una maggiore attenzione e sensibilita’ sui temi dei diritti umani da parte dell’Amministrazione Obama”.
Di seguito il testo della risoluzione:
RISOLUZIONE SULLA MORATORIA DELLA PENA DI MORTE E VERSO LA SUA ABOLIZIONE
approvata dalla Commissione Diritti umani dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE
Vilnius, 1 luglio 2009
• Richiamando la Risoluzione sull’abolizione della pena di morte adottata a Parigi durante la Decima Sessione Annuale, a luglio del 2001;
• Richiamando la Risoluzione sui prigionieri detenuti dagli Stati Uniti nella base di Guantanamo, adottata a Rotterdam durante la dodicesima Sessione, a luglio del 2003, che, “sottolineando l’importanza della difesa dei diritti democratici, anche in presenza di terrorismo e altri metodi antidemocratici”, ha esortato gli Stati Uniti ad “astenersi dal ricorso alla pena di morte”;
• Richiamando la Risoluzione sul rafforzamento di un efficace controllo parlamentare sugli organi di sicurezza e sui servizi segreti, adottata a Bruxelles durante la Quindicesima Sessione Annuale, a luglio del 2006, che ha espresso preoccupazione per “alcune pratiche che violano le libertà e i diritti umani più fondamentali e contravvengono ai trattati internazionali sui diritti umani, che costituiscono la pietra miliare della tutela dei diritti umani dopo la fine della seconda guerra mondiale, come” tra l’altro “l’estradizione verso paesi dove è probabile che venga applicata la pena di morte o si ricorra alla tortura o a maltrattamenti, e dove sono praticate la reclusione e le persecuzioni in ragione di attività politiche o religiose”;
• Richiamando la Risoluzione sull’attuazione degli impegni OSCE, adottata a Kiev, durante la Sedicesima Sessione Annuale, a luglio del 2007, che “ribadisce il valore della vita umana e richiede l’abolizione della pena di morte negli Stati partecipanti, sostituendola con mezzi più giusti ed umani per esercitare la giustizia”;
• Considerando che, il 18 dicembre 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la storica Risoluzione 62/149, che chiedeva una moratoria mondiale delle esecuzioni capitali nella prospettiva di abolire la pena di morte, con una maggioranza schiacciante di 104 stati membri dell’ONU a favore, 54 contrari e 29 astenuti;
• Considerando che la Risoluzione 63/168 sull’attuazione della risoluzione 62/149 dell’Assemblea Generale del 2007 è stata adottata dell’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 18 dicembre 2008 con 106 voti a favore, 46 contrari e 34 astenuti;
• Ricordando l’inserimento della questione della pena capitale nella serie di impegni inerenti la dimensione umana dell’OSCE, con il Documento Conclusivo di Vienna del 1989 e il Documento di Copenaghen del 1990;
• Richiamando il paragrafo 100 della Dichiarazione di San Pietroburgo dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE del 1999 e il paragrafo 119 della Dichiarazione di Bucarest dell’Assemblea Parlamentare dell’OSCE del 2000;
• Considerando che la pena di morte costituisce una punizione inumana e degradante, un atto di tortura inaccettabile per gli stati rispettosi dei diritti umani;
• Considerando che la pena di morte costituisce una punizione discriminatoria e arbitraria e che la sua applicazione non ha un effetto deterrente sui crimini violenti;
• Osservando che, alla luce della fallibilità della giustizia umana, il ricorso alla pena di morte porta inevitabilmente con sé il rischio che vengano giustiziate persone innocenti;
• Richiamando le disposizioni del Protocollo n˚6 alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali, che vieta agli Stati membri di applicare la pena di morte;
• Richiamando le disposizioni del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1989 e il Congresso Mondiale sulla Pena Capitale, tenutosi a Strasburgo nel 2001, nonché il Protocollo Addizionale n˚6 alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali teso all’abolizione universale della pena di morte;
• Considerando che, ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale del 1998, è esclusa la pena di morte, sebbene rientrino tra le competenze della Corte i crimini contro l’umanità, il genocidio e i crimini di guerra. Ciò è anche vero per il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, per il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, per la Corte Speciale per la Sierra Leone, i Collegi Speciali per i crimini gravi a Dili, Timor Est, e le Camere straordinarie delle Corti cambogiane;
• Osservando che, nell’ottobre del 2008, l’UE e il Consiglio d’Europa in una dichiarazione congiunta hanno istituito la “Giornata europea contro la pena di morte”;
• Ricordando che nel corso delle riunioni dell’OSCE sugli adempimenti della dimensione umana, tenutesi a Varsavia nel 2006, 2007 e 2008, numerose organizzazioni della società civile (fra cui: Nessuno Tocchi Caino, Amnesty International, la Coalizione mondiale contro la pena di morte e la Federazione internazionale di Helsinki per i diritti umani) hanno espresso il loro sostegno alla risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite;
• Considerando che 138 stati nel mondo hanno abolito la pena di morte per legge o de facto; 92 dei quali l’hanno abolita per qualsiasi reato, 10 l’hanno mantenuta in vigore solo per crimini eccezionali come quelli commessi in tempo di guerra, e 36 non applicano esecuzioni capitali da almeno 10 anni o si sono impegnati ad attuare la moratoria;
• Accogliendo con favore l’emendamento costituzionale della Georgia per la completa abolizione della pena di morte, firmato il 27 dicembre 2006;
• Accogliendo con favore l’abolizione della pena di morte in Kirghizistan, come stabilito dal nuovo Articolo 14 della Costituzione, approvato il 15 gennaio 2007;
• Accogliendo con favore l’abolizione della pena di morte in Uzbekistan, a partire dall’1 gennaio 2008;
• Considerando che, in alcuni Stati membri dell’OSCE, la pena di morte è prevista dalla legge, ma esiste una moratoria nella Federazione Russa, in Kazakistan e Tajikistan, mentre in Lettonia è prevista solo in tempo di guerra;
• Osservando che un emendamento del 21 maggio 2007 alla Costituzione della Repubblica del Kazakistan ha abolito la pena di morte in tutti i casi, fatta eccezione per gli atti di terrorismo che causano la perdita di vite umane e per crimini particolarmente gravi commessi in tempo di guerra;
• Osservando che, all’interno dell’OSCE, solo 2 Stati membri su 56 continuano comunque ad applicare la pena di morte;
• Profondamente preoccupati del fatto che in Bielorussia e negli Stati Uniti d’America sono ancora comminate condanne a morte ed eseguite esecuzioni capitali;
• Osservando che, secondo il rapporto pubblicato da Amnesty International nel marzo 2009, “Ending executions in Europe – Towards abolition of the death penalty in Belarus”, in Bielorussia “ci sono prove concrete che la tortura ed i maltrattamenti vengano usati per strappare “confessioni”; che i prigionieri condannati non sempre hanno accesso ad effettive procedure di ricorso; e che alla intrinseca natura crudele, disumana e degradante della pena di morte, si aggiunge, per i detenuti nel braccio della morte ed i loro parenti, la segretezza che circonda la pena capitale. Né i prigionieri né i loro famigliari vengono informati in anticipo della data dell’esecuzione e i prigionieri devono convivere con la paura che in ogni momento si possano aprire le porte della cella per essere chiamati per l’esecuzione.”
• Considerando che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) e l’Unione Europea (UE) hanno ripetutamente esortato la Bielorussia ad abolire la pena di morte;
• Osservando che i dettagli sulla pena di morte in Bielorussia sono tenuti segreti e che, secondo il Codice Penale, la pena capitale viene eseguita in privato per fucilazione, l’amministrazione del carcere informa il giudice dell’avvenuta esecuzione e il giudice informa i parenti; il corpo dei giustiziati non viene consegnato ai parenti per la sepoltura ed il luogo in cui essa avviene non viene comunicato;
• Considerando che l’11 marzo 2004 la Corte Costituzionale ha affermato che potrebbe essere approvata dal Capo di Stato e dal Parlamento l’abolizione della pena di morte o, come primo passo, l’introduzione di una moratoria;
• Considerando che la pena capitale in Bielorussia, ai sensi della sua Costituzione, e’ una misura straordinaria e temporanea, applicabile solo in casi eccezionali e che la Bielorussia e’ riuscita progressivamente a limitare l’applicazione della pena di morte, per esempio dimezzando il numero di articoli del Codice penale che prevedono la pena capitale;
• Osservando che la Bielorussia non è riuscita a rendere pubblici i dati statistici sul numero di condanne a morte ed esecuzioni eseguite, in violazione del suo impegno come membro dell’OSCE a: “rendere pubblicamente note le informazioni riguardo il ricorso alla pena di morte”, come stabilito dal Documento approvato nella riunione di Copenaghen della Conferenza sulla dimensione umana della CSCE del 29 giugno 1990;
• Osservando che dei 50 stati che compongono gli Stati Uniti d’America, 38 prevedono la pena di morte, ma in 4 di essi non si ci sono state esecuzioni dal 1976; e che la legge federale prevede 42 reati passibili di essere puniti con la morte;
• Osservando che negli Stati Uniti d’America negli ultimi anni si è registrata una significativa diminuzione del numero di esecuzioni e di condanne a morte e che molti stati stanno valutando la possibilità di adottare una moratoria o l’abolizione della pena di morte, anche a seguito di un minore sostegno da parte dell’opinione pubblica;
• Accogliendo con favore il fatto che alcuni stati, tra i quali Montana, North Carolina, New York e New Jersey, stanno adottando misure contro la pena di morte inclusa una moratoria delle esecuzioni o la sua abolizione;
• Considerando che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente emesso una sentenza storica che introduce maggiori tutele e che prende in considerazione l’evoluzione degli standard della giustizia;
• Accogliendo con favore la decisione del governatore del New Mexico, a marzo 2009, che mette al bando la pena capitale in tale stato, considerandola “incompatibile con i principi fondamentali di giustizia, libertà ed uguaglianza dell’America”;
• Osservando che il 19 marzo 2009, un senatore statunitense ha presentato la “Federal Death Penalty Abolition Act”, una legge per l’abolizione della pena di morte a livello federale;
L’Assemblea Parlamentare dell’OSCE,
• Condanna tutte le esecuzioni ovunque esse avvengano;
• Chiede agli Stati partecipanti che applicano la pena di morte di dichiarare una immediata moratoria delle esecuzioni;
• Esorta gli Stati partecipanti che non hanno abolito la pena di morte a rispettare i principi che salvaguardano i diritti di coloro che vi sono sottoposti, così come stabilito nelle Garanzie di protezione del Consiglio ECOSOC delle Nazioni Unite;
• Esorta la Bielorussia a intraprendere azioni immediate per l’abolizione della pena di morte, applicando prontamente una moratoria su tutte le sentenze capitali ed le esecuzioni, nella prospettiva di una abolizione della pena di morte, come stabilito dalla risoluzione 62/149 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottata il 18 dicembre 2007 e dalla risoluzione 63/168 adottata il 18 dicembre 2008;
• Esorta il governo degli Stati Uniti ad adottare una moratoria delle esecuzioni per poi giungere alla completa abolizione della pena di morte nella legislazione federale e di ritirare la sua riserva all’articolo 6(5) del Patto Internazionale sui diritti civili e politici;
• Esorta la Repubblica del Kazakistan, nella prospettiva di una totale abolizione della pena di morte, ad emendare il Codice Penale in conformità all’emendamento costituzionale del 21 maggio 2007;
• Esorta la Lettonia ad emendare il Codice Penale per abolire la pena di morte anche per gli omicidi che prevedono l’aggravante di essere perpetrati in tempi di guerra;
• Esorta gli Stati membri mantenitori ad incoraggiare l’ODHIR e le Missioni OSCE in cooperazione con il Consiglio d’Europa, per mettere a punto iniziative di sensibilizzazione contro il ricorso alla pena di morte, rivolte soprattutto ai mass media, ai funzionari delle forze dell’ordine, ai politici e all’opinione pubblica;
• Incoraggia ulteriormente le attività promosse dalle organizzazioni non governative per l’abolizione della pena di morte.
giovedì 25 giugno 2009
TOGO: ABOLITA LA PENA DI MORTE

Il parlamento del Togo ha votato all’unanimità l’abolizione della pena di morte nel Paese. Alla votazione dell’Assemblea Nazionale, riunita in seduta plenaria e presieduta dal Presidente El Hadj Abass Bonfoh, ha assistito anche il Primo Ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero, impegnato nella campagna per una moratoria universale della pena di morte nella prospettiva della sua abolizione completa.
“Il parlamento Togolese ha levato una voce a favore della giustizia e della dignità umana,” ha dichiarato Zapatero. Da parte sua, il Ministro della Giustizia, Kokou Tozoun, ha detto: "Penso sia stata la decisione migliore che abbiamo preso quest’anno... noi non abbiamo il diritto di dare la morte a nessuno se siamo convinti, come siamo, che la morte non è una cosa buona da dare."
La legge, composta da cinque articoli, afferma il principio dell’abolizione della pena di morte, stabilisce la sua conversione in ergastolo e prevede la sostituzione in tutta la legislazione congolese di ogni riferimento alla pena di morte con le parole “reclusione a vita”.
L’ultima esecuzione in Togo risale al 1978, mentre l’ultima condanna a morte risale al 2003. Al momento dell’abolizione, i detenuti nel braccio della morte togolese erano almeno sei.
(Fonte: Nessuno Tocchi Caino)
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