giovedì 15 aprile 2010

Tunewiki, il primo social network musicale


Quando Rani Cohen pensò di creare Tunewiki insieme al suo partner Amnon Sarig e al programmatore Chad Kause non lasciò decisamente nulla al caso. Ad oggi, dopo solo tre anni, TuneWiki è tra i primi social network musicali al mondo e il primo per numero di file musicali fruibili legalmente dal suo database. Nello specifico la tecnologia che sta dietro a Tunewiki permette di poter ascoltare musica, visualizzare e leggere i testi delle canzoni in modalità Karaoke, visualizzare video musicali e accedere ai servizi di radio streaming.
I numeri sono strabilianti: “Quando nel 2007 abbiamo lanciato Tunewiki - spiega Cohen - c’erano solo tre utenti iscritti e i testi delle canzoni disponibili erano all’incirca 60. Dopo sole tre settimane il nostro database aveva raggiunto le 41 mila canzoni e ora ne abbiamo più di 400 mila”.
Con la crescita del mercato mondiale legato alla telefonia mobile e in particolare al settore smartphone è difficile calcolare le potenzialità di un servizio così semplice e allo stesso tempo innovativo. Per stare al passo con le nuove tecnologie lo staff di Tunewiki ha sviluppato un’applicazione figlia da poter installare sui cellulari più diffusi: dall’Iphone ai cellulari dotati di piattaforma Symbian e Android. Il perfetto connubio tra un lettore musicale portatile e una piattaforma di social networking, che permette, durante l’ascolto, di sincronizzare il proprio dispositivo con il database online e permette di scaricare le informazioni sugli artisti, i testi delle canzoni e le copertine dei dischi.
Il database è in continuo aggiornamento, grazie anche ai contributi degli utenti che giornalmente inviano testi e informazioni per le relative sincronizzazioni. Le canzoni sono inoltre tradotte in più di 40 lingue differenti, con una prevalenza di testi in lingua inglese, più di 30 mila in francese e oltre 70 mila in spagnolo.
Abitualmente applicazioni di questo genere richiederebbero un congruo esborso di denaro da parte degli utenti, non è questo il caso. Forte dei 5 milioni di utenti provenienti da più di 210 paesi nel mondo, Tunewiki riesce a vivere degli introiti provenienti dalla pubblicità online. Da non dimenticare le questioni legali connesse al servizio, decisive se si considera la crisi del mercato musicale dovuta agli innumerevoli servizi di file-sharing illegale. Tunewiki a questo proposito ha stretto accordi con più di 1600 compagnie musicali. Integrando l’Api (Application Programming Interface) messa a disposizione da Youtube è inoltre possibile fruire di tutti i contenuti legalmente riconosciuti e pubblicati su questa piattaforma, comodamente dal proprio computer o cellulare: “Tunewiki - a detta di Cohen - risulta quindi essere lo strumento per eccellenza nella condivisione legale di musica.
Riguardo agli aspetti “social” del servizio, consultando una apposita mappa è possibile visualizzare cosa gli altri utenti stanno ascoltando e informarsi sulla collocazione geografica degli iscritti. La piattaforma è fortemente integrata con i più importanti servizi online, cliccando sul titolo di una canzone potremo per esempio visualizzarne il video su Youtube, mentre consultando il profilo di un utente potremo contattarlo su Twitter o Facebook e lasciare un commento sul brano ascoltato. Questi sono gli elementi che conferiscono a Tunewiki i connotati tipici del social media music player.
Tunewiki è una società pluripremiata che negli anni si è affermata a livello mondiale, una vera e propria organizzazione internazionale con uffici negli Stati Uniti, in Australia, in Russia e ovviamente a Tel Aviv, in Israele. “La musica è un linguaggio universale - ha affermato Cohen - e siamo felici che grazie a Tunewiki molte persone possano fruire della buona musica”.

di Michael Calimani
(F0nte: Moked )

File sharing


Su Agorà digitale si può sottoscrivere una lettera aperta al Ministro Maroni per legalizzare gli usi non commerciali del file sharing.

mercoledì 14 aprile 2010

Facebook: prima sentenza italiana


Sul sito Consulente Legale Informatico si può leggere il testo della prima sentenza italiana che riguarda una condanna al risarcimento danni per ingiuria su Facebook.

Un uomo è stato condannato per aver inviato un messaggio offensivo ad una donna tramite Facebook. Nel messaggio si derideva un difetto fisico della vittima e non solo, si facevano chiari riferimenti, e si palesavano anche, i gusti sessuali di quest'ultima, per questo il Tribunale di Monza ha ritenuto che vi fosse un' evidente lesione di diritti e valori costituzionalmente garantiti e cioè la reputazione, l'onore e il decoro della vittima.

La lettura integrale della sentenza risulta interessante, in quanto, viene descritto in maniera dettagliata il social network ed il suo funzionamento.
Segnalo un passaggio a mio avviso particolarmente felice:

"In definitiva, coloro che decidono di diventare utenti di “Facebook” sono ben consci non solo delle grandi possibilità relazionali offerte dal sito, ma anche delle potenziali esondazioni dei contenuti che vi inseriscono : rischio in una certa misura indubbiamente accettato e consapevolmente vissuto."

lunedì 12 aprile 2010

Ridicola successione di dichiarazioni e di smentite

“La più bieca propaganda antisemita”, così il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, definisce le presunte dichiarazioni del Vescovo Emerito di Grosseto monsignor Babini. “Stiamo assistendo a una ridicola successione di dichiarazioni e di successive smentite che non è più tollerabile. Si rischia di perdere la pazienza”, ha affermato dal canto suo il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici. Ma Gattegna ha voluto anche sottolineare e ricordare che tali affermazioni “non sono in linea con le tradizionali posizioni della chiesa cattolica di rispetto e amicizia con il popolo ebraico”. “Nel prendere atto della successiva smentita, le Comunità ebraiche si augurano - spiega ancora Gattegna - che le gerarchie ecclesiastiche e gli organismi rappresentativi dell’episcopato italiano vogliano fare chiarezza sull’episodio, sulla confusione mediatica che ne è derivata e sulle eventuali responsabilità”. Di dichiarazioni “gravi, insulse e offensive dell’intelligenza umana” ha invece parlato il Consigliere Ucei Gadi Polacco definendo l’accaduto “uno scivolone concettuale e di pessimo gusto che cade neanche a farlo apposta, alla vigilia delle celebrazioni del Giorno della Shoà”. “Appare però in giornata la smentita di Babini - dice ancora il Consigliere - alla quale segue invece la conferma del sito Pontifex che dichiara di avere anche i nastri delle dichiarazioni e a questo punto - invita a riflettere Polacco - chi è che complotta veramente?”. “Se lo scopo è quello di distrarre l’opinione pubblica dalle responsabilità di alcuni e isolati casi di presunta pedofilia, cavalcando gli stereotipi più retrivi dell’antisemitismo cattolico preconciliare - ha spiegato invece Pacifici - auspichiamo oggi più che mai lo spirito che ha accompagnato, con forte emozione, la visita di Benedetto XVI in sinagoga. Una visita che riteniamo utile alla società civile tutta nello spirito del dialogo e del confronto fra ‘fratelli’”. Il presidente della Comunità Ebraica romana ha poi ringraziato il portavoce della sala stampa vaticana, padre Lombardi, per “lo sforzo profuso in queste settimane nel ricucire questi constanti strappi e che ci fa guardare al futuro con ottimismo. Ci appelliamo però ai vescovi italiani tutti a una presa di posizione inequivocabile che chiarisca quale è il loro pensiero e la loro considerazione del mondo ebraico al di là della tormentosa e complicata vicenda che sta vivendo il vaticano a causa delle accuse di queste settimane”.

(Fonte: Moked.it)

mercoledì 7 aprile 2010

YEMEN: CONDANNATO A MORTE PER 'CONTATTI' CON ISRAELE


Al termine di un processo iniziato lo scorso 10 gennaio, una corte d'appello dello Yemen ha confermato la condanna a morte inflitta ad un uomo per "contatti con un Paese nemico", per aver comunicato via internet con l'ex premier di Israele Ehud Olmert.
Secondo l'accusa, Bassam al-Haidari, detto Abu Ghait, condannato a morte in primo grado nel marzo 2009, "ha preso l'iniziativa di inviare una email al primo ministro dell'entità sionista in cui ha scritto: 'Noi siamo l'Organizzazione della Jihad islamica, voi siete ebrei. Ma voi siete onesti e noi siamo disposti a tutto'". Nella risposta ricevuta da Olmert, dice l'atto di accusa, era scritto: "Siamo pronti a sostenervi".
I contatti risalirebbero al periodo compreso tra maggio e settembre 2008.
Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh parlò del caso nell’ottobre 2008, affermando che era stata smantellata una "cellula terroristica" legata, secondo lui, ai servizi segreti israeliani. Israele ha sempre definito le accuse "assolutamente ridicole".
La corte d'appello ha inoltre confermato la pena di tre anni di carcere al primo dei due "complici" di Abu Ghait, Abdalla al-Mahfal, e ridotto da cinque a tre anni quella del secondo, Imad al-Rimi.

(Fonte: Nessuno tocchi Caino)

Carcere: Lecce, muore detenuto di 71 anni, già 50 decessi da inizio anno

di A cura di “Ristretti Orizzonti”

Con la morte di Emanuele Carbone salgono a 50 i detenuti morti in 3 mesi nelle carceri italiane, di cui 15 per suicidio (l’ultimo in ordine di tempo a Reggio Emilia domenica scorsa, vittima un detenuto italiano di 47 anni). Lo scorso anno i decessi furono ben 175 (massimo storico), dei quali 72 per suicidio.

Si tratta del secondo decesso in meno di 2 mesi nel carcere di Lecce: il 13 febbraio scorso è morto Giuseppe Nardella, di 45 anni (per quell’episodio due medici in attività presso il carcere sono iscritti nel registro degli indagati, accusati di omicidio colposo, perché si suppone che possa esservi stato un ritardo nel ricovero).

Emanuele Carbone, 71enne originario di Castellana Grotte (Lecce), era detenuto presso il carcere "Borgo San Nicola" di Lecce. Ieri sera, un malore improvviso, poi il decesso. Cause da accertare: il pm dispone l’autopsia.

Pare che abbia iniziato a tossire con una certa insistenza, le prime avvisaglie del malore in arrivo che di lì a poco l’avrebbe stroncato. Condotto dalla sua cella presso l’infermeria, si è spento a causa di una crisi respiratoria. Il personale sanitario del carcere, probabilmente, ha potuto fare poco. Ma le cause scatenanti del malessere che ha portato al decesso sono ancora tutte da accertate, come da referto medico. S’indaga, dunque, sulla morte di un anziano detenuto originario di Castellana Grotte, spirato la notte scorsa presso il carcere leccese di Borgo San Nicola. Emanuele Carbone aveva 71 anni.

Il referto è giunto presso l’ufficio del pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Lecce, Stefania Mininni, la quale ha disposto l’autopsia per accertare i motivi della morte. L’esame necroscopico sul corpo di Carbone è fissato per domani mattina. La Procura ha incaricato a tale proposito il medico legale Roberto Vaglio.

martedì 6 aprile 2010

L'Europa dei diritti umani

di Maria Antonietta Farina Coscioni

Con una storica sentenza, la Corte Europea di Strasburgo dichiara incompatibile con la Convenzione dei diritti dell’uomo il divieto assoluto di fecondazione eterologa in vitro. La “Nuova Santa Alleanza” che unisce Vienna a Roma, benedetta dal Vaticano, esce dunque, sconfitta. La Corte di Strasburgo, infatti, riconosce che l’impossibilità totale di ricorrere alla fecondazione eterologa infrange il diritto alla vita familiare e il divieto di discriminazione.

La legge austriaca in materia è del tutto simile a quella che si è voluto imporre anche all’Italia da una maggioranza parlamentare sanfedista e oscurantista. La sentenza di Strasburgo non può non avere, dunque, effetti anche da noi.

La Corte europea riconosce che gli Stati hanno sì un margine di discrezionalità in questa materia ma, nell’adozione della normativa interna, sono tenuti a rispettare la Convenzione europea come interpretata da Strasburgo. I singoli stati non hanno l’obbligo di adottare una legislazione che permetta la fecondazione assistita, ma una volta che questa è consentita devono essere vietati trattamenti discriminatori. Significa che le persone che si trovano in una stessa situazione di infertilità non possono essere trattate diversamente solo in ragione della diversa tecnica di fecondazione utilizzata. Il divieto della fecondazione eterologa non si giustifica se è ammessa quella omologa.

L’Italia, che con la sua legislazione, le sue normative, oggi come in passato, sta esportando la sua “peste” in Europa, per una volta sarà costretta ad accogliere la ventata laica che viene dall’Europa. Mettiamo in conto azioni e atteggiamenti ostruzionistici dei vari Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri, sempre proni ai diktat d’oltretevere. Confidiamo che anche nello schieramento del centro-destra si sapranno levare e mobilitare voci laiche e rispettose dei diritti di tutti, e che si uniranno a quanti come me, come i radicali lottano per una maternità (davvero), libera, desiderata e responsabile.
Questo è il banco di prova: davvero hic Rhodus, hic salta